Le rotelle della sedia provocano danni

Il prezzo da pagare è piuttosto chiaro: rotelle della sedia in ufficio + pavimento in parquet = Affittuario arrabbiato. Tutti quelli che hanno già dovuto spiegare perché c’era questo o quel graffietto sul pavimento in legno al momento di lasciare un appartamento conoscono bene quest’orribile sensazione: quel breve attimo, che sembra durare in eterno, in cui la sedia della scrivania è scivolata fuori dal tappetino e ha lasciato un graffio profondo. Innanzitutto, non lo si deve guardare fino alla fine del contratto di affitto come se fosse un monumento commemorativo, possibile portatore di nefaste conseguenze. In secondo luogo, lascerà un’ impronta altrettanto profonda, se non di più, nel portafoglio... siamo sicuri? Un’esperta ci tranquillizza un po’: non è per forza il locatario a dover assumersi la responsabilità per i danni di tale natura.

Chi si assume la responsabilità se la sedia dell’ufficio rotola negli incavi del pavimento?

Mediare tra affittuario e locatario quando si lascia un locale in affitto è il pane quotidiano di un agente immobiliare. “Alla riconsegna di un appartamento esce fuori ogni volta il tema del pavimento rovinato” conferma Silvia Wiedenmann. La team leader del reparto di “gestione immobiliare” presso l’agenzia “Anders Wohnen – Immobilien & Hausverwaltung“ a Weilheim si occupa regolarmente della riconsegna degli appartamenti. “Non si tratta sempre per forza delle tracce di logoramento causate soprattutto dalle sedie da ufficio, ma dai mobili in generale”. Ciò nonostante, ci conferma tuttavia che non si può certo dire che l’abbinamento tra parquet in vero legno e sedia da ufficio sia portatore di pace. In un appartamento vuoto non ci vuole di certo chissà che occhio per capire a prima vista dove si trovavano la scrivania e la sedia. “Le tracce delle rotelle della sedia da ufficio non si vedono subito solamente sui pavimenti con il parquet, ma anche su laminato, pavimenti sintetici o moquette”.

Non servono chissà quali particolari conoscenze di fisica per riconoscere la causa del problema: in una comune sedia da ufficio vi sono cinque rotelle doppie, fissate all’estremità di una croce girevole, che scaricano sul pavimento il peso della sedia e di ciò che gli si trova sopra. Anche se le rotelle in plastica dura sono ricoperte con una gomma morbida per evitare di danneggiare i pavimenti in casa, è un altro il punto in questione secondo le leggi delle scienze naturali. Siccome la sedia e quant’altro la conforma possono sopportare facilmente un peso compreso tra i 50 e i 150 chilogrammi, rimangono solo due dischi in plastica relativamente sottili che, nonostante tutte le precauzioni adottate, costituiscono una pessima base per distribuire a sufficienza il peso. Detto in parole povere: quanto più è morbido il sostegno e quanto maggiore è il peso, tanto più la sedia sprofonderà. In questo senso, il più cagionevole è il parquet in legno, subito seguito da laminato e moquette. La conseguenza di questo principio di legge effettivamente poco pratico è la seguente: se ad esempio ci si spinge indietro per andare dalla scrivania verso lo scaffale strisciando per terra senza alzarsi dalla sedia, il pavimento in legno sembrerà fatto presto di mini binari. Il brutto in tutto ciò? Il danno è irreversibile perché le fibre del legno, se ammaccate, non possono più essere sistemate e il parquet deve essere rifatto fino all’ultimo solco, causando pertanto la perdita di moltissimo materiale.

Diritto di locazione: cosa si intende con “normali condizioni d’uso”?

È la giurisprudenza a decidere, da caso a caso, chi paga per il danno. Non esiste una risposta univoca in tal senso. Secondo Silvia Wiedenmann, le parole magiche sono “normali condizioni d’uso”. L’esperta immobiliare ci riporta un esempio concreto per spiegarcelo: “Ipotizziamo che, in un appartamento, ci sia una scrivania attaccata al muro in salotto, usata in continuazione; naturalmente, dopo dieci anni d’affitto, il pavimento avrà qualche segno d’usura”. I segni del tempo sono visibili anche in altri punti, ad esempio all’ingresso: “Lì non si può evitare che ogni tanto scivoli un granellino di ghiaia sul parquet, lasciando così un graffio”. Anche in cucina potrebbe capitare che cada una pentola o un bicchiere e lasci delle impronte sul pavimento. Allo stesso modo, i mobili che sono stati per molto tempo in un punto o che sono stati spostati un paio di volte possono lasciare dei segni. “Nel caso di tali normali tracce dovute all’uso, nessun affittuario arriverà a dire seriamente al locatario di pagare il parquet”.

È diverso, invece, quando una persona allestisce un ufficio a casa e si sposta quotidianamente per otto ore al giorno per dieci anni con le rotelle della sedia da ufficio davanti alla scrivania. “In questo caso, il parquet si graffia in un modo che non han più a che vedere con i normali segni d’usura”, afferma Silvia Wiedenmann. La realtà si trova nel mezzo di questi due esempi estremizzati: “Purtroppo la maggior parte delle liti riguarda i pavimenti. Gli affittuari accusano essenzialmente i locatari di aver danneggiato la loro proprietà; i locatari si appellano alla ‘normale usura’.” In realtà l’ideale sarebbe raggiungere un accordo: un compromesso apprezzato è quando viene trattenuta parte della caparra, che l’affittuario utilizzerà per finanziare una parte degli interventi di ristrutturazione. “Anche se in genere si deve ammettere che anche il parquet più bello del mondo ha una ‘durata’ limitata, di dieci o al massimo di vent’anni”. Dopo un lasso di tempo così lungo l’affittuario dovrebbe generalmente far levigare il parquet... e per farlo ha anche ricevuto degli introiti per un lasso di tempo piuttosto lungo. Grazie a Dio l’esperienza dell’agente immobiliare ha dimostrato che nella gran maggioranza dei casi di lite i contraenti si vengono incontro a metà strada. “È raro che arrivino a farsi causa”, afferma.

Cambiamo scenario: per le superfici ad uso commerciale valgono regole diverse

Un terreno totalmente diverso è la locazione commerciale. Secondo l’’esperta, in questo caso si applica tutt’altra giurisprudenza. “Innanzitutto, devo dire subito che è molto raro che le superfici commerciali (sia che si tratti di un locale adibito a negozio che di un ufficio) siano rivestite con un parquet di legno vero.” La maggior parte degli affittuari punta sul laminato, la cui cura è semplice, o direttamente su dei pavimenti in materiale sintetico. La “durata di vita” di tali pavimenti si ipotizza essere di massimo dieci anni, per cui il materiale può essere riconsegnato usurato dopo un paio d’anni di affitto. “Se io, in qualità di affittuario, voglio posare il parquet in legno nei locali commerciali di mia proprietà, allora devo essere ben conscio del fatto che, a causa del passaggio dei clienti, esso verrà sollecitato molto di più rispetto ad un appartamento privato”. Secondo la sua esperienza, in questo caso il legislatore dà decisamente maggior adito ai diritti del locatario. L’esperta ha subito a portata di mano anche un consiglio pratico per gli affittuari: “Chi desidera avere un pavimento il più robusto possibile, di cui non deve prendersi troppa cura, deve puntare sui pavimenti in vinile”, tendenza apparsa negli anni scorsi. “Il materiale è molto resistente e ha una durata mai vista prima”. Inoltre, il materiale è disponibile in molti design diversi: ad effetto piastrella o legno, oppure in diversi colori decisi. Per evitare lo stress che si sperimenta quando si riconsegna un appartamento, anche l’altra parte può fare un po’ d’attenzione. Non tutte le sedie da ufficio in commercio hanno le rotelle. Proprio nel settore delle “sedie da ufficio per il salotto”, rivolto soprattutto a chi lavora da casa e tende a considerare l’arredamento del salotto dal punto di vista dello “stile”, vi sono diverse sedie da ufficio, poltrone e sgabelli da lavoro con gambe fisse. Per tutti coloro per cui è importante una sedia da scrivania regolabile e girevole munito di rotelle, Sebastian Schmurlack di “Bürostuhl24” ci dà un paio di suggerimenti.

Importante: le rotelle giuste per ogni pavimento

La ricetta migliore per eludere la rabbia dell’affittuario rimane sempre la stessa, ossia non causare danni in prima istanza. Il problema è fin troppo noto ai rivenditori specializzati che mettono pertanto a disposizione diverse soluzioni. “Quasi tutte le sedie da ufficio sono realizzate di fabbrica con rotelle dure in materiale sintetico in modo che possano scorrere bene sul tappeto”, spiega Sebastian Schmurlack. È per questo che chi desidera mettere la propria sedia da ufficio su parquet o laminato dovrebbe ordinare anche le giuste rotelle di ricambio per pavimenti duri. “Le rotelle si possono sostituire facilmente in quasi tutte le sedie girevoli. Bisogna solo vedere prima quali rotelle sono comprese in dotazione: sono infatti due le dimensioni del perno che sono state stabilite, 10 e 11 millimetri”. Questa differenza minima rende pressoché impossibile riconoscere a vista quale versione sia integrata in ogni sedia da ufficio. “Vale la pena effettuare una misurazione precisa” afferma Sebastian Schmurlack. Il range di prezzo del set di rotelle si aggira tra i 15 e i 25 euro. “In questo modo non solo aumenta la sicurezza, ma anche il valore aggiunto: la sedia scorre molto meglio su parquet, laminato o piastrelle”.

Gli esperti ci tengono tuttavia a sottolineare che non è mai possibile garantire una sicurezza al cento per cento. “Dove entrano in gioco forze meccaniche può sempre succedere qualcosa”. A riguardo, egli consiglia di mettere un tappetino in più sotto la sedia. Le differenze nella qualità in questo caso sono enormi: “Io consiglierei fermamente un appoggio in policarbonato e di mettere giù le mani da prodotti in PVC”. La motivazione di fondo: da un lato, il policarbonato è un materiale molto più duro rispetto al PVC e rimane pertanto più piatto sul pavimento per il suo peso maggiore: “Sotto si può quindi infilare meno polvere che, quando ci si sposta con la sedia da ufficio sul tappetino, agisce ad ogni modo come carta vetrata sul pavimento”, afferma Sebastian Schmurlack. Indipendentemente da quale materiale sintetico si trovi sotto alla postazione di lavoro vale quanto segue: “Non fa di certo male sollevare regolarmente il mobilio e dare una pulitina lì sotto”.

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